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NEL MONDO DELLE ECCELLENZE ITALIANE.

albo d'oro

Lina

Wertmüller

Regista, sceneggiatrice e scrittrice
Prima donna candidata all’Oscar per Pasqualino settebellezze
Decine tra sceneggiature e regie per teatro, cinema e tv
Autrice di testi di molte canzoni di successo
Premi e nomination ai più prestigiosi festival cinematografici

Più di quello che è stato, mi piace pensare a quello che farò: forse un altro film, ho tanti progetti in cantiere, e magari un’altra autobiografia. Lavoro e scrivo sempre, ogni giorno, perché la chiave di tutto è sempre lì: nelle storie.

Dalla Svizzera a Roma attraverso il Sud Italia

Lina Wertmüller, a lavoro sul set

Arcangela Felice Assunta Job Wertmüller von Elgg Español von Brauchich è diventato, in arte e per tutti, Lina Wertmüller: nome più breve e meno impegnativo, certamente più consono al mio “timbro” e al mio modo di essere, ma non alle mie origini che, come dimostra il laborioso svolazzo di appellativi, un tempo erano nobili assai.

Il passaggio dalla Svizzera al Sud Italia rappresentò una rapida caduta, anzi, a dirla tutta, una specie di tonfo: e, dopo Napoli, i Wertmüller si trasferirono a Palazzo San Gervasio, un paesello ameno al confine tra Puglia e Basilicata, dove ho girato il mio primo film, i Basilischi.

E così, da una genealogia incastonata di nobiltà svizzera, mi ritrovo ad abbracciare la vitalità e il calore dell’Italia, un cambiamento che ha dato forma al mio destino umano e artistico.

Nata “discola”

Roma antica

Sono nata a Roma nel 1928, secondogenita di una famiglia borghese. Mio padre faceva l’avvocato e la casa in cui vivevamo non era di proprietà perché, dopo la morte del nonno, eravamo sprofondati tra coloro che dovevano pagare l’affitto.

Poiché il buongiorno si vede dal mattino, mi davo fare, sin dalla più tenera età, per dimostrare che, come pensava la mia nonna paterna, ero una “speciale”, vale a dire una dannata rompiscatole: curiosa, estroversa, una con l’argento vivo addosso, attiva di giorno e di notte (ho sempre conservato la stessa insonnia di allora), forse troppo allegra e piena di energia per vivere una vita che, dormendo poco o nulla, non fosse lunga quasi il doppio di quella di una persona “normale”. Cacciata da undici scuole, ero pestifera, un vero maschiaccio. La disciplina e lo studio erano del tutto contrari alla mia natura.

Flora, l’arte e la “dolce vita”

Quello con Flora Carabella (che poi divenne moglie di Mastroianni) fu un incontro davvero speciale. Eravamo ragazzine, amiche del cuore. Suo padre era un musicista, la sua una casa d’artisti. Compresi subito, per istinto, che quello era il mio luogo: lì volevo stare, lì sarei stata per sempre. A Flora devo se ho fatto questo lavoro, lei ho seguito quando lasciò il Liceo e si iscrisse a una scuola di recitazione (solo che io scelsi il maestro Scharoff invece dell’Accademia Silvio D’Amico). Così è nato tutto: il mio amore per il teatro, quello per il cinema, per la regia, per la scrittura.

Ho cominciato a lavorare come aiuto di famosi registi teatrali come Salvini e De Lullo. Poi conobbi Garinei e Giovannini, la mitica coppia di autori che firmò i successi del teatro leggero di quegli anni.

Nel periodo di Garinei e Giovannini, che durò 7 anni, feci un lavoro da “negro”, come amo dire, grazie al quale imparai un sacco di cose. Scrivevo brogliacci dalla mattina alla sera ma dalle 20 in poi cominciavo a vivere: le bellissime notti romane si animavano di scorribande e di pazze risate. Dormivo tre ore per notte, ma non mi è mai pesato.

Lina Wertmüller da giovane

Federico

Federico Fellini e Lina Wertmuller

Poi conobbi Federico Fellini: lui era un grande uomo, prima di tutto; poi un grande uomo di cinema e un grandissimo amico, e poi, ancora, un grandissimo talento. Sono stata aiuto regista di Federico nei film “La dolce vita” e “8½”, che uscirono, rispettivamente, nel ’60 e nel ’62: uno dei periodi più belli della mia vita.

Federico era un amore, era l’arte della fuga, l’arte di riuscire a squagliarsi lasciando qualcuno al suo posto.
Quando seppe, passeggiando con me sulla spiaggia di Fregene, che mi apprestavo a girare il mio primo film come regista, con grande affetto mi raccomandò di non farmi impressionare dai commenti tecnici che gli addetti ai lavori avrebbero elargito con grande magnanimità in relazione al mio debutto dietro la macchina da presa.

Avrei dovuto raccontare il film senza troppo preoccupazioni, nello stesso modo in cui si racconta una storia a un amico al bar: se avevo talento da narratrice avrei raccontato bene altrimenti non ci sarebbe stato niente da fare perché tutta la tecnica del mondo non avrebbe potuto aiutarmi.

La passione vale più dei premi

lina wertmuller-Premio carriera 2015

Girai quell’opera prima, I basilischi, in grande economia, e solo grazie al fatto Gianni Di Venanzo, direttore della fotografia di “8½”, venne per simpatia nei miei confronti, portandosi dietro tutta la troupe, pur sapendo che non c’era una lira.

Il film, di cui scrissi anche il soggetto e la sceneggiatura, fu premiato al Festival di Locarno con la Vela d’Argento e poi ricevette altri quattordici premi. E così fui subito catalogata come una “regista impegnata”. Insomma…non amo i premi…tutti sanno che quando fui candidata agli Oscar per Pasqualino sette bellezze (migliore regia, miglior film straniero, migliore sceneggiatura) non presenziai alla cerimonia: sono tutte sciocchezze, cerimonie del cavolo. Per carità, sono molto grata, riconoscente…ma l’importante è fare bei film, non celebrare. Mi piace il lavoro, non l’onorificenza.

La curiosità muove il mondo

La curiosità è la cosa più importante, per tutti i tipi di lavoro. E poi c’è una relazione stretta tra il conoscere e l’incuriosirsi… È la curiosità che muove il mondo perché è il motore che spinge alla conoscenza: senza il desiderio di scoprire, capire e apprendere, non ci sarebbe alcuno stimolo a esplorare nuovi orizzonti. La conoscenza, a sua volta, alimenta la curiosità: più sappiamo, più ci rendiamo conto di quante altre cose ci siano ancora da scoprire. Questo patto di ferro tra curiosità e conoscenza ci spinge a un continuo miglioramento, sia personale che professionale. 

Il giornalino di Gian Burrasca

Gian Burrasca

Sparigliare le carte in tavola è sempre stato nelle mie corde: così il fatto di essere considerata una regista di un certo spessore mi faceva sentire in prigione. Fu forse per questo che proposi alla Rai “il Giornalino di Gian Burrasca”, di cui feci la regia. Lo confesso: il personaggio del bambino che una ne fa e cento ne pensa, combinandone di tutti i colori, sembrava fatto apposta per me, nel senso che mi ci riconoscevo molto.

Tra la fine del ’64 e gli inizi del ’65 lo sceneggiato fu trasmesso in otto puntate, di sabato, in prima serata, invece che per la Tv dei Ragazzi nel giovedì pomeriggio come previsto. Col grande Nino Rota, che fece le musiche, e con Rita Pavone nelle vesti del pestifero protagonista, fu un autentico successo.

Lo studente di Praga

Lina Wertmüller e marito

Poco dopo conobbi il mio “studente di Praga”, Enrico Job, cui devo la parte visiva di molti miei film, è stato l’amore della mia vita. Nostra figlia Maria Zulima, coi suoi occhi azzurri, me lo ricorda. Non so perché lo chiamai lo studente di Praga, ci dev’essere stato un motivo, ma adesso non lo ricordo più…

Mi ritengo fortunata: sono stata amata e ho molto amato. Quello con Enrico è stato un incontro fatale, un micidiale colpo di fulmine, uno di quegli amori che durano tutta la vita. Siamo stati insieme per oltre 40 anni, fino alla sua morte, nel 2008.

Era un grande uomo, amico, amante, padre, figlio, fratello…era speciale. Lui sì che era un grande artista, molto più artista di me, uno degli uomini più talentuosi che abbia mai conosciuto: pittore, costumista, regista, scultore, scrittore, scenografo…davvero uno spirito “rinascimentale” (l’unica definizione che si avvicina a doti come le sue).

Sui miei attori e sull’arte del recitare

Mimì metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia – Ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, Pasqualino Settebellezze, …cito alcuni dei film che mi hanno reso famosa. La mitica coppia Giannini-Melato… Che dire? Giancarlo Giannini è stato uno degli attori che ho amato di più, ma amavo nello stesso modo anche la Melato, che spesso era in coppia con lui.

E poi Mastroianni, la Loren…che attori! Era un piacere e un onore per me averli. E poi, in primo luogo, tutti grandi amici.

La capacità di recitare nasce con la persona, è un talento innato. Un artista è imprendibile, è come un venticello; sì, è come un vento, bisogna lasciarsi andare e volarci dentro quel vento lì. È bello l’artista. Secondo me è “la meglio cosa che c’è”.

arte del recitare_ Lina Wertmuller

Anche fare un’impresa è un’arte

Fare impresa, anche quella è un’arte. Un imprenditore è uno che riesce a mettere su una cosa, a costruire… costruttore di opportunità, creatore di mondi! Imprenditore viene da intraprendere e intraprendere vuol dire fare, cominciare a fare! Un atto di volontà, un colpo di genio, un lampo di audacia.

Insomma, fare impresa è molto più che semplicemente avviare un’attività economica. È un atto creativo, un gesto di ribellione contro l’ordinario. Un imprenditore è un innovatore, un leader, un visionario che, con il suo impegno e la sua determinazione, trasforma il mondo con le sue idee, lo plasma con le sue mani e lo anima con la sua passione.

Sull’Italia

L’Italia è sempre un bel paese, anche perché è lunga e stretta, estendendosi dalla Francia all’Africa, diciamo, con una moltitudine di regioni che sono veri e propri centri culturali. Ognuna di esse ha la sua lingua, le sue tradizioni, la sua cucina speciale.

A me piace molto tutta l’Italia. La sua bellezza sta proprio in questo fatto: che ci siano cose così dissimili, tutte racchiuse in un unico paese. Non dimentichiamo mai di essere italiani: è una grande qualità.

È come un mosaico, dove ogni pezzo, per quanto diverso, è fondamentale per completare il quadro. E questa varietà è la nostra forza, ciò che rende il nostro paese così affascinante e speciale. In Italia ci sono molti luoghi straordinariamente belli, ma del tutto dimenticati. La sottovalutazione del patrimonio che abbiamo ha qualcosa di grottesco.

Lina Wertmüller
Lina Wertmulller, set

Sul cinema

Un film, per essere un buon film, deve essere bello. Bello per tutti. Perché una cosa è bella quando lo è per tutti. Il cinema è un’arte corale: è fondamentale lavorare insieme. Quella con il cinema è stata per me una lunga storia d’amore.

In fondo, anche lo “strumento specifico” – cinema, teatro… – attraverso cui si racconta non fa troppa differenza. Lo spettacolo nasce dalla capacità di voler condividere una storia con qualcuno…Come ho già detto altrove, si raccontano all’umanità le storie dell’umanità. E il pubblico è il mondo.

Sull’Oscar alla carriera

Il 27 ottobre 2019 Hollywood mi ha conferito l’Oscar alla Carriera. Beh, non ho molto da dire su questo, se non che sono immensamente grata. Non mi sono dilungata troppo neppure sul palco. Tutti hanno sentito la mia battuta sul fatto che invece di Oscar avrebbero potuto chiamare la statuetta Anna. Ma, si sa, le battute ripetute non fanno mai lo stesso effetto.

Più di quello che è stato, mi piace pensare a quello che farò: forse un altro film, ho tanti progetti in cantiere, e magari un’altra autobiografia. Lavoro e scrivo sempre, ogni giorno, perché la chiave di tutto è sempre lì: nelle storie.

Lina Wertmuller, David O Russell at the Lina Wertmuller Star Ceremony on the Hollywood Walk of Fame on October 28, 2019 in Los Angeles, CA

Note finali

Ho scritto di me, e di tanti compagni di viaggio, nel libro “Tutto a posto e niente in ordine”. Se non ricordo male ho fatto 33 film, 32 sceneggiature e 5 libri. E i film, ognuno con una vita sua, che coincide con parte della mia, li considero figli: li amo tutti, non ne preferisco nessuno.

Ma, più di quello che è stato, mi piace pensare a quello che farò: forse un altro film, ho tanti progetti in cantiere, e magari un’altra autobiografia. Lavoro e scrivo sempre, ogni giorno, perché la chiave di tutto è sempre lì: nelle storie.

note finali_tutto a posto e niente in ordine

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